L’albergo delle donne tristi, Marcela Serrano

L’albergo delle donne tristi (El albergue de las mujeres tristes) è un romanzo della scrittrice cilena Marcela Serrano, pubblicato nel 1997. È una riflessione profonda sui cambiamenti provocati, nei rapporti tra uomo e donna, dall’assunzione di quest’ultima di una vita sempre più pubblica, è un’analisi della malattia che più di tutte, crede  Serrano, affligge l’umanità sul finire del ventesimo secolo.

el albergue de las mujeres tristesDue parole sulla trama

Floreana arriva all’Albergo gestito da Elena perché triste. Non sente di appartenere a nessuno e a nessun luogo: “Dov’è la mia casa? Il mio posto?” si interroga a più riprese nel corso del romanzo.

Troverà le risposte a queste domande durante lunghi pomeriggi passati con le altre, splendide, inquiline dell’Albergo e grazie agli scontri ed alle conversazioni con due uomini dell’isola, il dottore e suo nipote, anch’essi feriti, anch’essi tristi.

Cos’è che funziona e cosa proprio no

L’albergo delle donne tristi è un concentrato di varietà umane, credibilissime. C’è un sacco di sofferenza, in molte varietà diverse, che però sfuggono sempre alla superficialità. Nonostante il libro, dalle premesse, sembri presentare una violenta dicotomia uomo-donna, in realtà ogni caso è tratteggiato con precisione, ogni sfumatura di dolore è propria di chi la sta sentendo, non si estende agli altri, né alle altre. Serrano sostiene che uomini e donne abbiano smesso di capirsi ma riesce anche a far cogliere al lettore quanta diversità possa racchiudere un’affermazione simile, quanto non esista colpa di genere ma colpa individuale nel rapportarsi con gli altri. Funziona moltissimo, infatti, del libro, che la cura proposta sia un percorso di riflessione individuale, di meditazione sulla propria vita attraverso spunti che provengono anche dalle storie delle altre donne dell’Albergo. Chi legge si ritrova obbligato a fare lo stesso esercizio di Floreana.

L’ambientazione in queste isole ai confini del mondo, il sud del sud, fa sì che la vicenda resti sospesa a mezz’aria: non diventa mai la storia di tutto il genere umano, ci sono la bottegaia, i pescatori, il sacerdote, ma nemmeno è la storia delle sole donne dell’Albergo di Chiloé. Anzi il romanzo è strutturato di modo che la storia muova tra questi due livelli. L’Albergo è in cima alla collina, lontano dal paese: quando la vicenda si svolge lì i contenuti si assolutizzano, per radicarsi poi nella realtà del Cile di fine anni ’90 quando Floreana scende in paese.

Per quanto riguarda quello che non funziona, non sono riuscita a trovarlo. Se potete voi, fatemelo sapere. L’albergo delle donne tristi non è il romanzo migliore della storia ma tutto è esattamente dove dovrebbe e come dovrebbe, dalla prima all’ultima pagina.

Da leggere assolutamente.

Foto di copertina: Flickr user Leonora Enking, CC BY-SA 2.0

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