Perché andare? Perché restare?

Quante volte, nella vita, abbiamo patito per questa domanda? Che sia stata posta da amici in cerca di consiglio, o ascoltata in qualche canzone, o ci si è trovati ad affrontare questa domanda in prima persona. Oramai la vita sembra sempre inesorabilmente più legata a questo: andare o restare?

Se si va o si resta le cose cambiano, eccome se cambiano. Si può andare via da un rapporto che ci sta stretto o restare nonostante le difficoltà. Si può andare via da una città per raggiungerne un’altra. Ma si può davvero scegliere? Nella nostra quotidianità scegliere è una routine, dal semplice condimento per la pasta a quale azienda inviare il curriculum.

Si parla da anni, ma soprattutto negli ultimi, del famoso fenomeno dei “cervelli in fuga”. Vedi la storia del giovane medico respinto a Milano a causa di mancanza di fondi e trovato appoggio per la propria ricerca sulla radioterapia per il cancro all’Università di Oxford. O un architetto di 47 anni che si è ritirato in Austria, con a seguito moglie e figli, reinventando la sua vita. Ma la storia più particolare è quella di Paolo e Sara una giovane coppia, ma non troppo, che ha venduto le proprietà e da Milano, insieme ai figli, si sono trasferiti nell’isola indonesiana di Bali. I due non avevano problemi economici ma il lavoro li teneva lontani da casa; vedendo i figli poche ore la sera ed essendo inglobati nel circuito del denaro del “più guadagni più spendi” hanno deciso di mollare tutto. Vivranno in affitto, gli stranieri non posso acquistare case sull’isola, e apriranno un’agenzia di comunicazione per il turismo.

Si tratta di coraggio o semplicemente di necessità al fine di vivere una vita migliore o comunque diversa, particolare? Forse dipende dai diversi punti di vista di ogni singola persona; da Perché andare perché restare (2)chi non si accontenta e nella vita vuole di più per sé e per i propri cari, o chi non necessita di grandi stupori nel corso delle proprie esperienze e rimane ancorato alle proprie origini e ai propri affetti. Al di là del fenomeno dei “cervelli in fuga” che cercano nel mondo, o comunque lontani da casa, un luogo che merita le proprie conoscenze e sapienze, sono anche le semplici famiglie, o ragazzi, o uomini o donne che sperano di trovare al di là del proprio naso, dei propri confini quella felicità, o opportunità, che nel proprio piccolo non hanno o che non sono riusciti a creare. Ma è davvero così che deve essere? Perché andare? Perché restare?

Vi lascio con un piccolo passo di un libro di Alessandro Baricco che ha ispirato questo post e a cui sono particolarmente legata.

“C’è sempre qualcosa che si perde per strada, pensò. Devo smetterla, pensò. […] Non si finisce da nessuna parte, così. Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile.”

Fonti:

www.ilfattoquotidiano.it/cervelli-fuga.

Alessandro Baricco, City, Feltrinelli, 2006.

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/fra.jpg[/author_image] [author_info]Francesca Cervelli, 26 anni, Laureata in Storia Contemporanea, Roma. Sogna un mondo migliore mentre prepara dolci, guarda telefilm e legge, sempre, anche le etichette dello shampoo sotto la doccia. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.[/author_info] [/author]

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