Arrival: lo SciFi che non ti aspetti

Ecco una breve ma intensa recensione di Arrival, l’ultima fatica del regista Dennis Villeneuve, che porta aria nuova al genere. Ecco perché!

Sappiamo tutti cosa aspettarci da film di fantascienza che trattano di alieni: arrivano gli alieni, panico generale, guerra dei mondi, città saltate in aria e lieto fine dove il protagonista si pomicia la top girl della pellicola.

Questo è il canovaccio per somme cifre. A volte la trama varia leggermente, ma bene o male la storia è questa.

Quindi vai a guardare Arrival con un po’ di pregiudizio, sapendo che stai scegliendo quel film giusto per spegnere il cervello per un’oretta e mezza e non pensare al marasma che ti circonda, per sognare 90 minuti di mondi alieni e strane creature.

E invece….

Ti trovi per le mani un film che non ti aspettavi nemmeno, una pellicola che usa gli alieni e la fantascienza soltanto come pretesto.

Arrival è un capolavoro del genere, che andrebbe visto a prescindere, sia se il genere SciFi vi garba sia in caso contrario.

Ma vediamo di cosa tratta la trama di Arrival!

L’inizio è come molti altri film del genere.

Gli alieni arrivano sulla terra a bordo di 12 immensi vascelli spaziali. Ma qui già si può notare la prima grande differenza rispetto a pellicole simili: le astronavi si “parcheggiano” lontano da metropoli e città!

Già, l’atterraggio non avviene sulla Casa Bianca o su Time Squre (forse gli alieni non hanno simpatie per il buon vecchio Trump), dimostrando che per la prima volta una razza aliena è ignorante in materia di demografia ed politica terrestre.

I vari governi corrono ai ripari e, invece di passare subito alle armi, decidono di instaurare una comunicazione con i visitatori.

E’ qui che entra in gioco Luise Banks, una strepitosa Amy Adams in odore di Oscar, una delle migliori linguiste del mondo, che viene incaricata dall’Esercito Statunitense di capeggiare il team di studiosi che dovranno porre (e farsi capire) la fatidica domanda agli alieni: “perché siete venuti sulla terra?”.

La trama fila semplice e senza problemi, con un ritmo leggermente lento ma che non stanca lo spettatore. Il vero punto cruciale di tutta la pellicola è il ruolo della comunicazione nella società odierna; è questa la vera innovazione di questo film! Gli alieni sono un pretesto che serve per far capire allo spettatore quanto può essere difficile superare barriere linguistiche che, di fatto, sono superabilissime con un po’ di volontà.

E il contesto si può spalmare benissimo sulla società contemporanea, sulla carta sempre connessa, ma di fatto separata da costanti barriere comunicative. Non voglio parlarvi dei colpi di scena e del finale che ha sorpreso tutti (io l’ho trovato emozionante, cosa che non è stata per altri), voglio soltanto consigliarvi di guardare il film.

Nonostante gli alieni non siano il PUNTO, la loro presenza c’è e si sente. Per comprendere bene il motivo della loro visita bisogna un attimo soffermarsi a pensare, ed anche questo è un punto a favore del film. Sul film ci sarebbe da spendere tantissime parole ma vi lascio al trailer ufficiale che, come il film, è ben fatto e arriva al punto.
Fateci sapere le vostre opinioni…

Buona visione!

Main photo by cinefolis.it


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