Che cosa serve ora al mondo? L’amore.

Banale? Forse. Scontato nella sua essenza? Niente affatto. Cosa serve ora al mondo?

In una celebre canzone del 1965 Jackie DeShannon si domandava che cosa servisse al mondo e si rispondeva con altrettanta semplicità che tutto ciò che serviva era l’Amore.

Se un’affermazione simile era valida allora, nel pieno della Guerra Fredda e del Vietnam, lo è ancora di più oggi. Non ci sono guerre calde ai nostri giorni, o almeno non nelle nostre vicinanze spaziali, ma c’è un clima di violenza che non eravamo più abituati a respirare, un clima che appare fuori epoca.

Più o meno dal 2001 in poi stiamo assistendo ad una climax ascendente di violenza che pare non volersi arrestare. Il secolo si è aperto con l’11 settembre e sta continuando con gli attentanti a Londra e a Madrid, con le torture a Guantanamo, con gli scontri in Medio Oriente e nei Paesi africani, con l’attentato ad opera di un pazzo nazista in Norvegia, con quello a Charlie Hebdo e con i video medievali dell’Isis in cui vengono arse vive, sgozzate, defenestrate, lapidate persone. Così, come se niente fosse.

Stamattina sbirciavo tra le notizie del giorno e ho letto dei bombardamenti della Giordania su Mosul, di una nuova esecuzione in Texas, di un traffico di esplosivi da guerra messo in piedi dalla ‘Ndrangheta, dell’ombra dei servizi segreti sulla morte di tre povere suore in Burundi, degli scontri in Ucraina di due studenti uccisi in una sparatoria nel Maryland, di un accoltellamento tra vicini a Torino dopo una lite per rumori molesti. Tutto questo solo oggi.

Le violenze barbare, quelle più evidenti perchè compiute da Stati o da terroristi sono forse quelle che ci fanno maggiore specie, più paura e più disgusto. A giusto titolo.

Ma la realtà è che la nostra società è ormai pervasa dalla violenza e che, cosa più triste, ci stiamo abituando ad averla tra noi e con noi.

Qualche giorno fa sentivo per radio una discussione sulla pena da dare agli stupratori e ai pedofili. Ad un certo punto è intervenuta una signora tra il pubblico. Il suo tono era calmo, dolce e le sue parole lasciavano immaginare la sua appartenenza alla categoria “mamme del ceto medio”. Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, ha affermato che la giusta pena per stupratori e pedofili sia la lapidazione in piazza. Ora, la violenza, soprattutto quella compiuta sui bambini, è un crimine disgustoso e da condannare. Tutti almeno una volta abbiamo pensato a qualcosa di esemplare da fare a queste persone. Ma ci rendiamo conto della gravità del fatto che in uno Stato di diritto come il nostro qualcuno sia intervenuto per radio suggerendo la lapidazione come condanna? Salvini e Ferrara docent, quindi.
Su Twitter mi è capitato di leggere i commenti di un pazzo militante della Lega Nord, che, oltre ad attaccare in ogni modo possibile le Istituzioni, i musulmani, i comunisti e chi più ne ha più ne metta, incitava a buttare i gay giù dai palazzi anche in Italia. Isis docet, dopotutto.

I pazzi ci sono, è vero, ma questi sono solo gli esempi più lampanti di una violenza che serpeggia tra noi in modo vile e che pervade tutto. All’interno della nostra società ciò che cambia e che rende legittimo un tipo di violenza piuttosto che un altro sono solo i bersagli che con la violenza si sceglie di colpire.

Questa è la cosa davvero più triste e anche la più pericolosa.

E allora come non pensare alle parole della delicata e bionda Jackie DeShannon: Che cosa serve ora al mondo? L’Amore. In ogni sua declinazione, aggiungerei.

Pensiamoci. Alla fine è tutto qui.

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/Betta_.jpg[/author_image] [author_info]Elisabetta Graziani, 27 anni, di Roma. Dottoranda in Storia Medievale, ama Boston, il calcio e le cose belle di ogni tipo (compreso Kevin Spacey). Per ardua ad Astra.[/author_info] [/author]

Una risposta a “Che cosa serve ora al mondo? L’amore.”

  1. Gentile Elisabetta Graziani,
    come non concordare su quanto hai esposto con chiarezza?
    Nessuno potrebbe.
    Sì, sono d’accordo sulla diagnosi che ha la capacità di evocare, nel lettore, scenari ancora più vasti ed ancora più orridi di quelli che con sagace misura hai richiamato.
    Da parte mia però, perdona la presunzione, non ne condivido la cura.
    Le tante religioni del mondo, spesso ridicole in quanto pretendono di credere in uno stesso dio per poi avere ciascuna regole ed impostazioni teologiche assurdamente differenti; le religioni del mondo -dunque- parlano tutte da mille e mille anni di ‘amore’. Ma, riempendosi la bocca della parola ‘amore’…..hanno procurato una quantità di milioni di morti maggiore di ogni e qualsiasi guerra (da sempre) scoppiata per altri motivi che non fossero di religione.
    Ma quale amore poi?
    Quello per il prossimo? Quello che conduce ad una convivenza pacifica?
    (siete mai stati in una riunione di condominio?)
    Quello ‘astratto’ per il proprio dio?
    (i più grandi corrotti politici del mondo frequentano la chiesa del loro dio)
    Quello che spesso chiamiamo amore nei rapporti tra umani e che di ‘amore’ in senso mistico-filosofico non ha nemmeno l’ombra?
    Non funziona, gentile Elisabetta, non ha funzionato in passato il miracolo dell’ amore, non funziona ora e non domani.
    Noi, Umanità, facciamo parte di una Natura dove un genere che ne attacca un altro lo fa solo per sopravvivenza e, noi uomini, siamo invece l’eccezione che ne conferma la regola.
    Noi abbiamo quell’intelligenza che ci ha consentito un immenso progresso tecnologico che, non molti se ne accorgono, negli ultimi cento anni ha subito una accelerazione tale che invece di spaventarci ci fa sentire grandi.
    Ma si è ‘grandi’ quando nel mondo accade tutto quello che facciamo accadere e del quale hai enunciato alcuni capoversi?
    Invenzioni umane mirabili, creazioni fantastiche, conquista dello spazio…………..sì bene, benissimo anzi!
    Ma….un miliardo e mezzo di esseri umani senza cibo ed acqua?
    La sperequazione del tenore di vita nei paesi dell’occidente e la povertà nera di quei paesi che da quasi un secolo, dico un secolo (verrebbe da ridere se non fosse tragico) chiamiamo ”in via di sviluppo”?
    No, non penso che sarà l’amore a salvarci e neppure la bellezza come favoleggiava il filosofo Cvetan Todorov che ricercava e teorizzava la salvezza del mondo attraverso la via dell’arte.
    Forse perché sono sul mio viale del tramonto che ho perso qualsiasi speranza in un mondo migliore; a voi giovani trovare la strada per renderlo, almeno, meno peggiore.

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