Garanzia Giovani: molte domande e poche risposte

Da dicembre 2014 grazie ad una collaborazione tra Unione Europea e Stato italiano è possibile entrare a far parte del progetto Garanzia Giovani, un piano Europeo incentrato su un impiego di risorse mirate alla diminuzione della disoccupazione giovanile.

Per questo obiettivo sono stati varati dei finanziamenti per i Paesi Membri dell’Unione con un tasso di disoccupazione superiore al 25%. L’Italia supera di gran lunga la percentuale ed è entrata quindi a pieno diritto nel progetto.

Come funziona?

Il piano è rivolto ai giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni residenti in Italia, o cittadino europeo o legalmente soggiornanti, che non sono impiegati in nessuna attività lavorativa, di studio o di formazione. Le azioni di Garanzia Giovani consistono in accoglienza, orientamento, apprendistato, tirocini, servizio civile e altre funzioni di accompagnamento al lavoro.

Il giovane deve iscriversi al sito e compilare i campi richiesti, soprattutto quello che riguarda il CPI (centro per l’impiego) di appartenenza. Il CPI deve (dovrebbe) fare da tramite tra il ragazzo candidato, le aziende coinvolte e il progetto in questione attraverso un orientamento mirato alla scelta di un percorso. Una volta iscritto infatti il candidato deve fare una “scelta”, presso il CPI, tra Percorso A (tirocinio) o Percorso B (inserimento nella banca dati di un’agenzia interinale associata per essere assunto). A questo punto le cose diventano poco chiare e da diretta interessata cerco di capirne le differenze.
Nel mio caso ho scelto il Percorso A lasciandomi aperta la possibilità (o così credo) di candidarmi alle proposte gestite dalla regione e dai CPI per poter partecipare ad un tirocinio o ad uno stage retribuito con 400 euro mensili. Il percorso B, nel mio caso neolaureata e con minima esperienza lavorativa, sarebbe come un tuffo nel vuoto in quanto ragazzi con esperienza mi possono scavalcare (e giustamente) in una ipotetica graduatoria.

Le agenzie interinali che hanno aderito al progetto sono numerose e sono inserite all’ interno del sito ufficiale; le proposte a cui candidarsi invece sono riportate sul sito della provincia (roma labor per il Lazio) di appartenenza o su eventuali portali di lavoro come porta futuro (per la provincia di Roma).

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Le proposte.

Sembra tutto facile ma non lo è per niente, soprattutto nessuno riesce ad esprimersi sul progetto, sia in maniera positiva che negativa, specialmente i beneficiari, i giovani, ma anche le aziende (i tirocini che si prestano ad attivare sono finanziati con i fondi europei e quindi il datore di lavoro deve far fronte solo ad una spesa iniziale per la polizza assicurativa).
Molte critiche invece sono rivolte alle proposte che si trovano sui siti sopra citati.
I tirocini di formazione per il laureati spesso e volentieri richiedono come requisiti fondamentali (!!!) anche un master di specializzazione, o due lingue con livello C1 (sappiamo che è un livello alto e chi lo possiede forse ha già un lavoro o è espatriato) o  una minima esperienza richiesta (e per minima si intende un anno, un neo laureato raramente ha esperienza). Per il resto le offerte si “limitano” ad aiuto banchista, magazziniere, parrucchiera, segretaria, lavori “comuni” che di norma non sono pagati con 400 euro al mese. Certamente ognuno di noi, laureato o non, diciottenne o ventisettenne, deve fare gavetta, sempre con dignità, ma si può in questo modo? Si può parlare di proposte indecenti o forse sono i giovani di oggi, inclusa me stessa, che pretendono di lavorare per crearsi un futuro vicino o lontano?

Al centro di impiego cui faccio riferimento, ubicato in una piccola realtà cittadina, mi è stato detto più volte: “se conosci qualcuno ti presenti e chiedi di poter attivare un tirocinio, l’azienda non ha spese e a te fa curriculum”.
No, non conosco nessun titolare di negozio, nessuna azienda e seppure avessi qualche conoscenza forse sarei andata già a lavorare e magari retribuita con più di un rimborso spese. Deve funzionare veramente così Garanzia Giovani?

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Non posso arrendermi al pensiero che siamo noi giovani a non sfruttare le opportunità, passiamo ore davanti al computer a cercare nuove vie (non si usa consegnare curriculum né tanto meno esistono concorsi a cui partecipare), a soffrire perché quello che abbiamo studiato con fatica non può in questo momento offrirci un lavoro, una professione (non elenco i motivi altrimenti diventerei logorroica e depressa) ma solo un bagaglio culturale. Mi rifiuto di pensare che sia solo un momento storico difficile per la nostra generazione che sembra senza speranza, che vorrebbe essere utile alla società invece si sente un peso, anche per quei genitori che ancora lavorano e che vorrebbero riposare e mandare i propri figli a ricoprire un ruolo sempre in quella società che cerca di ignorarli. Invece, spesso e volentieri, i figli se ne vanno da casa e da loro paese, dopo che la famiglia prima, lo Stato poi, hanno investito i propri soldi e le proprie risorse per la loro educazione e formazione.

Forse l’importante è proprio questo: non arrendersi. Chissà se ce la faremo, Garanzia Giovani a parte.

Fonti:

www.garanziagiovani.gov.it

 

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/fra.jpg[/author_image] [author_info]Francesca Cervelli, 26 anni, Laureata in Storia Contemporanea, Roma. Sogna un mondo migliore mentre prepara dolci, guarda telefilm e legge, sempre, anche le etichette dello shampo sotto la doccia. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.[/author_info] [/author]

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