Ammazza il ragazzo per giocare a Pokemon Go

Ammazza il fratello per giocare a Pokémon Go: ragazza 21enne in Minnesota fa una strage in famiglia per catturare uno Squirtle selvatico.

Bene, dopo questa apertura degna di Libero, il peggior quotidiano che un essere umano possa leggere, e dopo aver attirato la vostra attenzione possiamo finalmente parlare seriamente dell’app che da un mese e mezzo ha scosso le coscienze collettive e creato un caso mediatico che soltanto ora sta scemando.

Parliamo di quanto può essere “pericoloso” giocare a Pokémon Go.

Perché ricordiamolo a tutti: Pokémon Go è la rovina del mondo e dell’attuale generazione di giovani che, invece di andare a caccia di donne o invece di scacciare l’ISIS dall’Europa, passano tutto il loro tempo a lanciare sfere magiche sul loro smartphone.

Ripeto che, fortunatamente, nessuna strage si è verificata in Minnesota a causa di Pokémon Go, anzi diciamo che probabilmente succederà qualcosa a breve lì intorno non a causa di Pikachu & Co ma più che altro a causa della facilità con la quale qualsiasi malato di mente può procurarsi un’arma da fuoco.

Quelle si che uccidono, altro che Squirtle!!!

Come può un videogioco per cellulari creare così tanto panico generazionale e, allo stesso tempo, fare la fortuna di testate giornalistiche che da un mese a questa parte stanno basando la loro fortuna proprio sui Pokémon (Repubblica in primis)???

Iniziamo proprio da Repubblica.

Da metà luglio Repubblica ha iniziato a pubblicare QUOTIDIANAMENTE articoli su Pokémon Go. Non ci credete? Se avete messo in passato un mi piace sulla pagina Facebook di Repubblica sarà stato sicuramente impossibile non accorgersene. Date un’occhiata qua e ditemi se è normale una cosa del genere!

Pokémon vietati a Livorno, Pokémon acchiappati nei pressi della stele di Capaci, Gente che va contromano in tangenziale per giocare a Pokémon e chi più ne ha più ne metta.

E non parliamo di Tg e testate online che bombardano l’utente medio con notizie preoccupanti e video di isterie di massa (il più delle volte non veri).

E’ normale che dopo tutta questa pioggia di notizie lo spettatore/lettore inizi a preoccuparsi, soprattutto le generazioni più datate.

Ed allora ecco che parte il solito razzismo generazionale:

AI miei tempi si andava a caccia di gnocca non di stronzate”vietare-pokemon-go

“I giovani d’oggi sono una massa di imbecilli che perdono tempo dietro a queste cose”

“Guarda come sono ridotti, tutti incollati al cellulare a cercare mostriciattoli”

E via dicendo. In un mese insomma Pikachu è diventato l’emblema del demonio, la causa del male nel mondo.

La verità è che la gente si è fatta spaventare da un fenomeno che non è riuscita a capire.

Perché Pokémon Go ha avuto tutto questo successo???

E’ questa la domanda dalla quale dobbiamo partire, perché non trovando risposte valide si finisce in una specie di limbo demagogo e anche populista (ma sì, diciamo populista) dove tutti diventano bulli da tastiera e si inizia ad inveire pesantemente contro chiunque sia appassionato di questo gioco.

Le risposte a questo quesito sono molte.

Il gioco di per sé non è neanche tutta questa bellezza. Può colpire all’inizio, ma le meccaniche sono sempre le stesse e, se non sei fan del brand, finisci per stancarti facilmente.

Il successo sta in una planetaria “operazione nostalgia”.

Correva l’anno 1996 quando la Pokémania esplose in tutto il mondo; la miccia fu il gioco per Game Boy, Pokémon Rosso e Blu (Verde per il Giappone). Da allora niente fu più lo stesso. Lo ricordo benissimo, ovunque si parlava di Pokémon, Tg e giornali lanciavano moniti sull’effetto che avrebbe avuto il gioco sui ragazzi, persino la chiesa si intromise etichettando i Pokémon come pericolosi per la crescita dei bambini.

C’erano carte, pupazzi, tornei, cartoni … un mondo interno girava intorno ai Pokémon!pokemon-go

Dall’altra parte si avevano frotte di ragazzi che giocavano ovunque, compravano gadget e parlavano solo di quello.

Oggi quegli stessi ragazzi, sono caduti vittima della nostalgia, che di fondo è parte del successo dell’app.

Ormai il mondo del marketing ruota intorno alla nostalgia: cinema, libri e videogiochi non propongono più nulla di nuovo, ma remake o reboot di tormentoni di fenomeni che fecero la fortuna degli anni ’80-’90.

Ecco che al cinema esce Jurassic World, Gosthbuster, riparte la trilogia di Star Wars, e quella di Harry Potter.

Non ci sono più nuove proposte e i Pokémon rientrano in questo genere di fenomeno.

Tutti hanno scaricato l’app solamente per giocarci pochissimi minuti, scegliere il proprio starter, e tornare a sentirsi come quando avevano 10 anni.

Ecco spiegato tutto con semplicità. Scaricare l’app non vuol dire giocare, ma soltanto vedere e provare.

E finiamola con le cavolate riguardanti le potenziali minacce all’ordine social che il giocare a Pokémon Go può creare.

Da quando internet e gli smartphone sono entrati nelle nostre vite tutto è cambiato. E’ innegabile che siamo sempre più dipendenti da questi aggeggi, ma anche inutile dire “ai miei tempi andavamo a giocare a nascondino al fiume!”. Cristo finiamola con questa tiritera; i tempi cambiano, possiamo ricordarli con quella nostalgia che scalda il cuore, ma non torneranno indietro. Il progresso tecnologico ha reso “quei tempi” impossibili da ripetere.tecnologia-smartphone

Rassegnatevi, QUESTO è il presente, possa piacervi o no!

E questa app, al contrario di quanto si dica, per me ha fatto molto. Innanzitutto ha fatto uscire di casa una miriade di ragazzi, li ha fatti incontrare, parlare e conoscere. Ragazzi accumunati da una passione che si incontrano per giocare tutti insieme: roba davvero rara ultimamente.

Dannazione, qualche settimana fa ho letto che un museo di Torino, per invogliare i più giovani ad entrare, aveva proposto una caccia ai Pokèmon al suo interno. E subito giù di polemica, in vecchio stile italiano.

E non solo, questa app ha avuto anche un peso economico non indifferente. Molti negozi ed aziende hanno iniziato ad usare Pokémon Go per attrarre gente. Non solo aziende ma anche musei, eventi ed altro.

Questa app ha rivoluzionato il mondo dei mobile games; la Niantic, casa produttrice del gioco, ha sfruttando al massimo strumenti offerti da Google e dalla Nintendo per creare qualcosa di incredibilmente social e mainstream.

Critiche e paure sono dovute a questo successo planetario, che ha messo chiunque criticasse sotto i riflettori. Per questo motivo abbiamo avuto il Codacons che ha proposto di proibire il gioco perché pericoloso per l’ordine pubblico, quando forse sarebbe meglio proibire le slot machines nei bar. Oppure abbiamo avuto l’ondata di gente che riteneva e pericolosa e deleteria per l’ordine sociale, l’app perché usata durante la guida.

Ricordo che anche truccarsi e parlare al telefono mentre si guida è da folli, però chi è lo scemo che rinuncia a rispondere al telefono mentre sta guidando?

Insomma fa più Like criticare che giocare a Pokémon go.

Ora l’onda mediatica si sta per fortuna attenuando (una disgrazia per Repubblica che dovrà tornare a parlare di qualcos’altro) e tra qualche mese non ci saranno più incidenti dovuti a Pokémon Go.

Il tutto sta nel sapere usare un “qualcosa” nel modo giusto e con moderazione.

Un penna può essere usata per comporre un romanzo che entrerà nella storia o la si può piantare in un occhio a qualcuno.

Il tutto non sta nello strumento, ma in come lo si usa.


 

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/Guinness-Man.jpg[/author_image] [author_info]Davide Diana, 27 anni, nato e cresciuto a Roma. Laureato in Storia e società e ora Freelance Blogger. Si definisce un Nerd atipico: ama i film, i fumetti, i videogiochi… ma sopra ogni cosa ama viaggiare. “Una volta ho provato ad essere normale… i peggiori 2 minuti della mia vita”.[/author_info] [/author]

 

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