Giustizia per Stefano Cucchi – Ilaria sorella d’Italia

Oggi si è arrivati alla giustizia per Stefano Cucchi. Il Tribunale di Roma chiude l’inchiesta Bis sulla vicenda del giovane romano morto dopo il suo arresto il 22 Ottobre 2009.

Giustizia per Stefano Chucchi

Arrestato, pestato a sangue dagli stessi carabinieri che lo fermarono e quindi deceduto in un letto d’ospedale.
Dopo sette anni e tre mesi, la procura di Roma contesta a tre militari l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi. Il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone e il sostituto Giovanni Musarò hanno infatti chiuso l’inchiesta bis sulla morte del geometra romano, avvenuta in un reparto protetto dell’ospedale Pertini, il 22 ottobre 2009, sette giorni dopo il suo arresto nel parco degli Acquedotti.

I carabinieri che lo arrestarono – Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco – sono ora ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Ai tre è contestata anche l’accusa di abuso di autorità, per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge” con “l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi,riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento“.

 

I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia. Ma devo dire grazie soprattutto a questa persona. (post di Ilaria Cucchi su FB)

 

“I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia”, commenta Ilaria Cucchi, sorella del giovane assassinato.
Resistere, per tutto, come ha fatto Ilaria fino ad oggi, fino a questa svolta importante per ottenere giustizia per suo fratello. “Ci sono voluti sette anni ma ce l’abbiamo fatta”, dice invece il legale Fabio Anselmo, sono emozionato, felice. Credo sia un messaggio importante per tutti: quando si sa di essere dalla parte del giusto, bisogna resistere, resistere, resistere e la verità prima o poi viene fuori”.

La strada è ancora lunga ma guardando indietro di sette anni tutto sembra possibile; una strada percorribile dunque, anche come speranza e forza per tutti quelli che non hanno un nome ma, sopratutto, che non hanno ottenuto giustizia.

Un grazie va dunque alla forza, alla caparbietà, alla tenacia della famiglia Cucchi, ad Ilaria, sorella d’Italia.

Fonti:

FB

www.ilfattoquotidiano.it


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