Grecia: Chios e gli immigrati dell’Est

In Italia il tema dell’immigrazione è sempre attuale, è diventato addirittura baluardo politico, anche delle prossime elezioni regionali del 31 Maggio. Gli sbarchi a Lampedusa sono all’ordine del giorno, le immagini sono sempre le stesse: uomini, donne e bambini, la maggior parte di loro senza scarpe, approdano sulle coste italiane in cerca di un luogo senza guerra e senza povertà. Ma oggi parliamo di un’altra immigrazione, quella dell’Est. Numerose persone approdano infatti a Chios, isola Greca; capiamone di più.

Chios è un’isola greca, 800 km di superficie, situata nel Mar Egeo difronte alla costa Turca. Questa nozione geografica deve far subito comprendere in quale posizione strategica si trova l’isola. Con solo poche ore di navigazione dalla Grecia si può arrivare in Turchia, ma soprattutto dalla Turchia si può arrivare in Grecia, o meglio nell’Europa che conta.

Questa è la rotta, non così nuova ma i Media e tanto meno l’Europa ne parlano, di migranti che vogliono raggiungere i Balcani e soprattutto la Germania. Sono persone provenienti dal Medio Oriente, soprattutto Siriani, la cui terra sta velocemente cadendo ai piedi dell’ISIS, e qualche volta Africani che scelgono la rotta dei Balcani come alternativa a quella del Mar Mediterraneo.
Dalla Grecia si può salire su un treno ed arrivare in Germania, grazie alla rete ferroviaria che collega la penisola ellenica all’Austria; per i più sfortunati invece sono mille i km da compiere a piedi seguendo i binari come ombre.

Ma torniamo a Chios. Premetto che posso affrontare questo argomento dopo aver visto, lo scorso venerdì 22 Maggio, la trasmissione Gazebo (andata in onda in prima serata per la prima volta); all’interno di quella che per alcuni trasmette informazione deviata e frivola, è andato in onda un docu-filmato sull’immigrazione dell’isola che prima conoscevo solo come meta turistica prettamente giovanile.
Diego Bianchi, conosciuto come Zoro blogger scoperto da Serena Dandini che si è poi fatto strada su Rai Tre, conduttore della trasmissione si è recato sull’isola accompagnato da Carlotta Sami portavoce UNHCR (ALTO COMMISSARIATO DELL’ONU PER I RIFUGIATI). Le sue riprese in primo piano accompagnate dalla sua descrizione degli eventi, sempre impeccabile, hanno catturato la mia attenzione su un tema a me sconosciuto, a questo punto direi quasi a tutti, con le lacrime agli occhi.

Che succede a Chios?

Ho deciso così di fare una piccola anteprima di quello che hanno scoperto e documentato.
Si arriva a Chios, prima attraversando foreste e intemperie, poi per mare su barche a remi o su canotti gonfiabili (quelli che vendono le edicole o i tabaccai nelle zone balneari). La durata del viaggio dipende dalla provenienza delle persone, la traversata in mare è relativamente breve (circa tre ore) rispetto a quella del Mediterraneo. Il “viaggio” costa due mila dollari a persona.
Sono rifugiati Siriani nella maggior parte dei casi e hanno diritto a rimanere in Grecia per sei mesi, entro questo tempo devono crearsi un modo per andare nel luogo dove desiderano o pensano di andare. L’accoglienza è ben diversa da quella di Lampedusa ma in modo negativo; nonostante si parli dell’inadeguatezza dei centri siciliani, il personale è ben disposto e molto preparato nell’accoglienza dei migranti. Forniscono acqua, assistenza fisica ma anche psicologica. A Chios non è così; la polizia Greca trasporta le persone che arrivano dalle coste in una specie di zona nera dove ci sono alloggi fatiscenti, senza acqua e bagni pubblici accessibili. Per almeno un paio di giorni le persone aspettano qui, identificati con un numero scritto a pennarello sulla pelle, abbandonati a loro stessi in attesa dei documenti che la polizia deve elaborare per dare loro la possibilità di salpare per Atene. Quando questo è possibile si riversano al porto dell’isola in attesa di essere traghettati verso la capitale greca, verso il loro nuovo futuro.

grecia - chios

Chi arriva a Chios?

Ho parlato di perlopiù rifugiati siriani ma arrivano anche iracheni e afghani. Non voglio solo soffermarmi solo sulla nazionalità o provenienza. Chi arriva a Chios non è senza scarpe, si ha la faccia stanca, magari i capelli in disordine, ma ha uno zaino sistemato sulle spalle pieno di quel poco affetto che ha potuto portare con sé, e i cambi necessari per affrontare il viaggio. Hanno tablet, telefonini con fotocamera e abbastanza soldi per mangiare e bere nell’attesa dei documenti, ma soprattutto per acquistare i biglietti per il traghetto. La polizia parla di élite siriana, di persone benestanti, istruite, che possono permettersi di pagare in dollari il viaggio e affrontare quello che verrà dopo.

Il servizio continua, lo vedrete voi stessi a fine articolo, con un incontro di due sposini siriani arrivati da poco sull’isola e ai quali Bianchi fa un’intervista. chios e gli immigrati dell estSi chiamano Naji e Ola, parlano perfettamente inglese e sono uno medico chirurgo che non ha potuto finire la specializzazione perché il suo ospedale è stato bombardato e poi chiuso, e lei dentista. Sperano di arrivare in Germania perché nel campo della ricerca medica sono i migliori, a detta di Naji.

sposi siriani chios
Naji e Ola si abbracciano sulle scale mobili del traghetto verso la loro nuova vita.

Questo deve farci riflettere: sulle nostre coste, quelle europee sono nostre coste, non arrivano solo persone che scappano così forte dalla guerra da perdere le scarpe, ma arrivano persone, ragazzi e ragazze, istruite, dottori che possono salvare altre vite, quelle vite che non hanno potuto salvare nel loro paese a causa della guerra. Ora mi chiedo, da giovane laureata in cerca ancora di una prima occupazione e del futuro, che differenza c’è tra ME, libera di prendere un aereo e cercare fortuna altrove, e LORO che fuggono da una guerra, dalla furia impazzita dell’ISIS, da povertà e miseria, cercando di applicare le loro conoscenze e competenze in un altro paese? Loro hanno forse più diritto di me ad essere accolti a braccia aperte, soprattutto perché, nonostante tutto, loro non perdono mai quello che io, noi, sopravvalutiamo: il sorriso.

“Perdete” cinquanta minuti del vostro tempo, durante il pranzo, saltate il pisolino pomeridiano o la puntata del vostro telefilm preferito, per vedere questo docu-film (il link in basso dal minuto 52′) e riflettere sul fatto che non esiste una solo immigrazione e che infondo, istruiti e non, con o senza scarpe, nella ricerca di un futuro migliore da vivere siamo tutti uguali.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8532152a-d260-42bc-8441-0a1db35e9025.html#p=

Fonti:

www.today.it
www.rai.tv./Gazebo

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/fra.jpg[/author_image] [author_info]Francesca Cervelli, 26 anni, Laureata in Storia Contemporanea, Roma. Sogna un mondo migliore mentre prepara dolci, guarda telefilm e legge, sempre, anche le etichette dello shampoo sotto la doccia. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.[/author_info] [/author]

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