Idomeni: il nuovo ghetto d’Europa

Il campo di Idomeni ospita, oramai da mesi, milioni di profughi provenienti dal medio oriente, in particolare da Siria e Afghanistan, che fuggono dalla fame, dalla povertà, conseguenze reali e concrete della guerra. Le condizioni igienico-sanitarie sono critiche, le persone sono stanche; su un container si legge: Idomeni ghetto.

Idomeni: il nuovo ghetto d’Europa.

Devo affermare che l’informazione riguardo a questo nuovo campo non è poi così vasta. Qualche telegiornale ne parla, qualche giornale, ma non siamo tempestati di notizie, almeno in Italia. Come se, dato che non si trova sul nostro territorio nazionale, non ci interessasse. Per quanto mi riguarda ho letto qualcosa on-line, sfogliato le foto, ma il maggior impatto visivo è stato con la trasmissione Gazebo, famosa per i suoi reportage (grazie alla quale ho scritto diversi articoli sull’argomento migrazione e profughi).

Avevamo parlato, l’estate scorsa, del muro sul confine ungherese, costruito a difesa dei propri confini nazionali, a difesa insomma del flusso migratorio.
Ora c’è un nuovo muro, o meglio un cancello ferrato sul confine tra Macedonia e Grecia, che divide a metà una ferrovia, che divide a metà l’Europa e che lascia i profughi in una situazione non umana.

idomeni - campo
Frammento della trasmissione Gazebo.

«È il peggior campo che io abbia mai visto in 14 anni di assistenza umanitaria. Vivere in queste condizioni è una tortura per gli esseri umani». Queste le parole con cui il responsabile relazioni esterne di Unhcr, Babar Baloch, sintetizza le condizioni dei 14 mila di Idomeni.
14 mila persone abbandonate dalle istituzioni, di nuovo abbandonate dall’Europa che, in questi giorni di grande crisi, continua a cercare di attuare politiche di respingimento verso la Turchia, infrangendo così non solo regole umanitarie anche le regole del Diritto Internazionale, nello specifico della Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951.

In tutto questo c’è anche la Grecia che è a sua volta abbandonata nella gestione di questo fenomeno, che non vede un punto di arresto (e non lo vedrà presto), e che non giova di per sé una stabilità politica ed economica.

L’inevitabile conseguenza è la rabbia. Una forma di autodifesa naturale, necessaria per non essere sopraffatti dalla miseria, per continuare a resistere a 200 metri dal filo spinato macedone. Uomini che cercano di darsi fuoco, che assaltano camion pieni di beni di prima necessità, uomini, donne e bambini disperati. Cercavano rifugio e invece hanno trovato un ghetto. L’unico appiglio per queste persone sono le diverse ONG e associazioni di volontariato che offrono sostegno morale e materiale; si potrebbe affermare che la cooperazione internazionale è meglio gestita da enti no profit che da Stati.

Inoltre non si capisce fino in fondo l’atteggiamento degli stati dell’Europa dell’Est, indipendenti da pochi anni e a loro volta vittime di persecuzioni, fame e povertà. Forse è per paura di perdere quello che hanno ottenuto o è semplicemente indifferenza ai problemi dell’umanità?

La storia si studia, forse si apprende, ma, come accade troppo spesso, non insegna. 

Photo by http://www.thenational.ae/
Gazebo/FB

Fonti:

ilmanifesto.it

internazionale.it

Convenzione di Ginevra del 1951

Per la puntata di Gazebo su Idomeni:http://www.rai.tv/…/ContentItem-0cb2e734-122e-4731-bc44-9e3…


[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/FC-.jpg[/author_image] [author_info]Francesca Cervelli, 27 anni, Laureata in Storia Contemporanea, Roma. Sogna un mondo migliore mentre prepara dolci, guarda telefilm e legge, sempre, anche le etichette dello shampo sotto la doccia. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.[/author_info] [/author]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.