L’Apple Watch e la creazione dei bisogni

Dal 24 aprile è in vendita negli Stati Uniti e in altri otto Paesi, ma non in Italia, l’Apple Watch, lo smart watch creato dalla Apple, ovviamente.

l'apple watch e i nuovi bisogniGli orologi intelligenti esistono già, ma la Apple sta provando, come sempre, a ridefinire il concetto legato ad una categoria tecnologia (lo smart watch in questo caso) e a creare un nuovo bisogno in modo da attrarre più consumatori possibili.
Nessuno aveva infatti bisogno dell’iPad, ad esempio, eppure il tablet fa ormai parte delle nostre vite.

Ma cosa fa questo super orologio?

L’Apple Watch tenta di unire in sé tutte le funzioni più attraenti degli orologi intelligenti già esistenti (tracciamento attività fisiche, notifiche rapide, interazione vocale) e in più ci mette lo stile Apple: connessione con l’iPhone, schermo super sensibile, app progettate per essere utilizzate solo per pochi secondi, batteria di buona durata e aspetto molto gradevole (Burberry, Levi’s e Yves Saint Laurent hanno il compito di renderlo attraente).

Certo, manca ancora quel qualcosa che giustifichi l’acquisto di questo super orologio che costa dai 399 ai 18mila euro. L’idea che usando l’Apple Watch si possa risparmiare tempo per rispondere al telefono, avviare la macchina o pagare non mi sembra sufficiente per spendere queste cifre.
Dopo l’immissione nel mercato e le prime reazioni dei consumatori comunque la Apple cercherà di puntare in una direzione e di aggiustare il tiro, ma la domanda resta ancora: perché dovremmo comprarlo?

Perché le abitudini e i gesti quotidiani cambiano e perché vogliamo una tecnologia funzionale, ma che non si faccia notare, dice Wired (aprile 2015, n. 17, p. 87).
Non son una visionaria come Steve Jobs e probabilmente Wired ha ragione, ma devo dire che il mio caro vecchio orologio non è poi così male ed inoltre l’idea di avere continuamente al polso un dispositivo che emana radiazioni  non mi fa impazzire.

Tra due o tre anni quasi certamente vorrò anch’io un Apple Watch, accade sempre così purtroppo, ma ricordo ancora quando da piccola guardavo i Power Rangers: loro si trasformavano in una specie di super eroi di bassa qualità spingendo un tasto del loro super orologio.

Allora il futuro era così lontano, ma che dite potrebbe essere un’idea da suggerire alla Apple per una possibile funzionalità?

Elisabetta Graziani

Immagine in evidenza da www.wired.it (articolo di Antonio Dini, È quasi ora dell’Apple Watch: quando arriva?, 14 febbraio 2015)

4 risposte a “L’Apple Watch e la creazione dei bisogni”

  1. Questa ‘corsa’ senza fine della tecnologia, che ha subito una eccezionale accelerazione negli ultimi 40 anni, spiega molte cose.
    Spiega la decadenza dell’essere e la supremazia dell’avere.
    Spiega (in gran parte) l’arrembaggio della finanza contro governi e popoli, altalenante, dissanguante, inarrestabile. Spiega le reazioni disumane di fantomatici stati islamici, spiega gli esodi moderni, spiega l’umiliazione del lavoro per pochi, spiega la disperazione dell’Africa e Medio Oriente che sono stati depredati per secoli.
    Spiega la voracità dei ladrocini di politici corrotti, insaziabili nell’avere.
    Spiega la corruzione galoppante in ogni dove.
    Spiega perché un calciatore idolatrato, ricco e famoso, scommetta in spregio alle regole e si venda l’onore e la partita.

    Spiega, ma non giustifica.

    Questo non è progresso, è la sua esaltata esacerbazione che porterà verso la disumanizzazione ed il caos della società che continuiamo a chiamare ‘civile’ e che di ‘civile’ ha poco o nulla.
    L’ Apocalisse è una mirabile invenzione umana ma, come tutte le altre fantasticherie inventate dall’uomo (L. Da Vinci, Verne ecc.) l’uomo la realizzerà.
    Se non si cambia modus vivendi, se non si ”diluisce” il progresso tecnologico (non si fa in tempo a conoscere una novità che ne arriva una più nuova!)……si concretizzeranno i quattro cavalieri.

    1. Ciao Sandro, secondo me non è un problema di diluire il progresso tecnologico. Così come altri fenomeni in corso, non può essere rallentato o fermato, ma può essere controllato attraverso l’etica e la critica. Questo sì. La tecnologia non è il problema in sé, ma lo è il modello consumista che le è alle spalle e soprattutto l’incapacità dei governi di creare modelli di sviluppo e sociali davvero alternativi rispetto all’attuale. Credo che sia sempre l’uso che facciamo delle cose a decretarne la bontà o la malvagità. Che ne pensi?

      1. Penso che la tua osservazione, anche se ha un elegante sapore di rettifica d’ufficio, nasca dalla mia scarna esposizione che male evidenziava come io, proprio da progressista, abbia voluto criticare la velocità delle innovazioni che non ritengo compatibili con gli esistenti modelli (!) socio economici e con il basso livello medio di capacità critica e di esercizio dell’etica che a me appaiono relegati ad una nicchia di popolo (sia pure mondiale) che rimane lontana, perché respinta, da governi incapaci di non farmi sottolineare l’eccessiva velocità tecnologica, quasi tutta finalizzata al consumismo e non al miglioramento delle condizioni sociali.
        Così mi pare, rispettando la tua osservazione.
        Un saluto.

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