Le figurine Panini e il peso dei ricordi

Ogni generazione ha il proprio simbolo d’infanzia: le biglie e i Tex Willer per i nostri genitori, i giochi della mitica Playstation per quelli della mia generazione, mentre è meglio sorvolare su quella attuale. Ma c’è un filo conduttore che unisce tutte le generazioni almeno dagli anni ’60 ad oggi: le figurine Panini!

A chi non è mai successo di andare in edicola per comprare il classico quotidiano e tornare a casa con l’album di figurine più famoso di tutti i tempi? Al sottoscritto è successo (due settimane fa per la precisione) e proprio questo avvenimento mi ha spinto a scrivere questo breve post; un elogio ad uno dei simboli della mia infanzia.

Ma prima una domanda:

Perché un 26enne compra un album di figurine?

A  Smania di collezionismo;

B  Necessità di una rapida fuga dalla realtà per ritornare ai bei tempi che furono;

C  Voglia di spendere palate di soldi per un hobby senza tempo;

D  Amore spasmodico per il mondo del calcio e tutto quello che ci gira intorno;

Questo è un quesito che mi sono posto subito dopo aver scartato il primo pacchetto.

Per quanto possano essere valide l’opzioni A e D (la C non la prendiamo neanche in considerazione) sono costretto ad ammettere che, il reale motivo che mi ha spinto a comprare l’album Panini, è stato quello di concedermi una breve fuga dalla realtà quotidiana.

Non appena ho visto la copertina (davvero ben fatta) ho deciso che l’avrei comprato; ho deciso che mi sarei risentito bambino, almeno per un momento, e che mi sarei messo alle spalle i miei 26 anni suonati almeno solo per il tempo di scartare un pacchetto.

Ho deciso che questo libricino di poche pagine sarebbe stato il mio piccolo placebo, una sottile fune di fuga dalla tortuosa realtà che un giovane della mia età vive quotidianamente, a cavallo tra prospettive non rosee e un futuro incerto e tortuoso (anche se siamo GGGGiovani abbiamo il nostro pensare).

E’ stato un gesto impulsivo ma carico di significato, perchè per me quell’album è sempre stato un simbolo.

Carlo Parola e la sua mitica rovesciata mi hanno riportato indietro, a quando in classe giocavo al “battimuro” e tornavo a casa pieno di figurine vinte e con i palmi delle mani infiammati. A quando pregavo in tutte le lingue del mondo mia madre di fermarsi un attimo in edicola e di comprarmi tre pacchetti. A quando la vita era meno incasinata e le uniche preoccupazioni erano quelle di trovare un Volpi o un Poggi dentro la bustina.

“Carlo Parola e la sua mitica rovesciata”

simbolo figurine panini

E’ dal lontano 1998 che non attaccavo un calciatore; una vera e propria eternità. Andavo alle elementari ed ero pieno di capelli. L’odore delle figurine mi ha fatto tornare a quei tempi. Forse è proprio per questo motivo che ho deciso di iniziare di nuovo questa fantastica collezione: per riassaporare quegli anni lontani e nostalgici, dove tutto era bello e perfetto… come le foto dei calciatori sull’album (alcuni però sono e rimarranno brutti).

Nel ’98 c’era Del Piero, Totti era davvero un pupo e Bierhoff era capocannoniere. Come dice il buon vecchio Max: “…Il tempo passa per tutti lo sai, nessuno indietro lo riporterà neppure noi”.

Forse però le figurine Panini possono farlo davvero. Anche se per pochi istanti, possono riportare il tempo indietro.

Ora lo chiedo a voi…

Quali sono i vostri ricordi con le figurine Panini???

Attendo risposte e anche gente che è interessata a scambiare i doppioni 😉


La storia delle figurine (curiosità e info)

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/Guinness-Man.jpg[/author_image] [author_info]Davide Diana, 26 anni, nato e cresciuto a Roma. Laureato in Storia e società e ora Freelance Blogger. Si definisce un Nerd atipico: ama i film, i fumetti, i videogiochi… ma sopra ogni cosa ama viaggiare. Una volta ho provato ad essere normale… i peggiori 2 minuti della mia vita.Content goes here[/author_info] [/author]

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