Lo cunto de li cunti ed Il racconto dei racconti

Garrone ha presentato la sua ultima fatica a Cannes la settimana scorsa. Sì c’è Hayek e c’è pure Cassel, che ha deciso di fare come il vino buono. Non tutti forse sapranno, però, che Il racconto dei racconti è, in realtà, il riadattamento cinematografico de Lo cunto de li cunti, di Gianbattista Basile, scrittore napoletano che compose questa raccolta di fiabe, pubblicata postuma nel XVII secolo.

Felici che un’opera così importante per la cultura italiana sia arrivata sul grande schermo, vediamo se qualcosa di interessante esce fuori dal confronto tra lo stampato e il proiettato.

50555Come al solito, la prima grande differenza che separa i due lavori è la lunghezza. Basile scrive un libro di 400 pagine, Garrone gira un film di poco più di 2 ore. E’ chiaro che le esigenze saranno diverse.

Infatti Garrone lavora molto di fantasia sulla sua pellicola, e non prova nemmeno a rimanere fedele al libro: Lo cunto de li cunti, altrimenti detto Pentamerone, parla, attraverso le sue fiabe, di una realtà geografica, quella di Campania e Basilicata, ben circoscritta; il pubblico pensato è di adulti cortigiani; infine si richiama, nella sua struttura a cornice, al Decameron, con cui i lettori a cui era destinato erano familiari. Sono tre colonne principali del testo originale che non è possibile riadattare per le esigenze di quello che ha tutto l’aspetto di un blockbuster in piena regola.

Il racconto dei racconti è coloratissimo, sensazionale e per un pubblico universale di bambini. Si perde, nel film, il richiamo a Boccaccio ed alla geografia dei territori ed in fin dei conti va bene così. Gli obiettivi di uno scrittore del ‘500-‘600 sono diversi da quelli di un cineasta del nuovo millennio.

Basti pensare che ognuna delle cinque giornate, nel libro, si apre pentameronecon un’egloga che denuncia i vizi umani. Vi immaginate un film destinato ad incassare milioni che ogni mezz’ora interrompe l’azione per lasciare spazio ad un insegnamento morale? Non è roba per i frettolosissimi millennials.

C’è da dare atto a Garrone che il film è stato girato tutto in Italia: anche se la connotazione territoriale perde la sua centralità, cioè le storie raccontate sono fuori dal tempo e dallo spazio, rimane il dato geografico.

Alla luce di ciò

Lo cunto de li cunti e Racconto dei racconti: cosa piace?

Il fatto che venga trasposta un’opera che gli stessi italiani si apprestano a dimenticare.

Gli scopi analoghi: entrambi nascono con il desiderio di intrattenere.

La consapevolezza, resa nota dal principio, che non si sta provando a fare un copione cinematografico de Lo cunto de li cunti, ma un’opera liberamente ispirata.

Cosa non piace?

La perduta complessità di un’opera.

Il fatto che il film non sia, mai, il libro.

Una curiosità

Ne Lo cunto de li cunti si trovano le prime tracce della favola di Cenerentola e della Bella Addormentata, che giravano per la cultura popolare europea già da un po’. Continueranno a farlo anche nei secolo seguenti, fino a finire nei lungometraggi animati Disney.

Il libro, tradotto per la prima volta da nientepopodimeno che Croce, è di facile lettura. E’ raccomandatissimo.

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/10708666_10206345938108178_7498697571676157063_o.jpg[/author_image] [author_info]Chiara Di Gaetano ha 26 anni e 7 soprannomi. Ha vissuto a Roma, Londra e Lima ma continua ad avere la residenza nei Castelli in Aria. Legge, scopre, viaggia e ficca il naso. Il suo super potere è riuscire a rosicare per le stupidaggini.[/author_info] [/author]

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