Non siamo Charlie Hebdo

Non siamo tutti Charlie Hebdo, non lo siamo, perché fino a due giorni fa pochi veramente sapevano che giornale è e cosa c’è scritto. Sarebbe opportuno pensare prima di gridare:”Je suis Charlie”.

Nessuno qui è Charlie Hebdo perché in questo paese non c’è libertà di satira, non c’è totale libertà di espressione, non si critica mai una religione, credo o convinzione fino a provocare. Qui si scelgono le scorciatoie, ci si defila, ci si definisce laici, poi ti giri e vedi gente che si sposa in chiesa solo perché “fa più figo” o si va a messa per poi uscire e parlare male della signora due panche più avanti. Qui si attaccano i più deboli, i neri/gialli/arancioni, si attaccano quelli che hanno una strana cosa che ti porta ad amare una persona del tuo stesso sesso, quelli che fuggono da povertà e guerra. Siamo così plateali da pretendere due funerali di un cantante e riempire una piazza per ricordarlo, quando invece si protesta la Camorra/Mafia/Politica si rimane seduti sul proprio divano.


Non siamo Charlie Hebdo perché l’unica cosa che si rafforza ora è che “sti stranieri se ne devono tornà a casa loro”, quando poi scopri che gli attentatori erano parigini, quando poi, se ragioni, comprendi che di certo i terroristi non arrivano con il gommone.


Col cavolo che siamo Charlie Hebdo.
Nous ne sommes pas Charlie Hebdo.

Francesca
IT

2 risposte a “Non siamo Charlie Hebdo”

  1. Io sono Charlie.
    – Vero, una pubblicazione misconosciuta alla gran massa ma molto seguita da notevoli nicchie culturali internazionali le quali poi influenzano l’opinione pubblica.
    – La mia laicità non è fondamentalista e quindi rispetto qualsiasi culto esista che non incida in alcun modo nella mia vita e che non pretenda nulla da me.
    Il fondamentalismo islamista da decenni incide, eccome, sulla mia vita.
    – Io sono Charlie ‘per principio’.
    Esistono solo assassinii, del singolo, di banda e di stato; tutti, per me, sono deprecabili a prescindere da presunte giustificazioni o motivazioni che non possono non essere di parte.
    -Io riconosco soltanto alla Natura il diritto di vita o di morte, valido per tutti gli esseri viventi, senza eccezioni a causa di leggi o ‘valutazioni’ della gravità dei fatti commessi, perché l’abominio non è misurabile.
    -Tornando a Charlie, la rivista ha sempre usato una satira pesante al punto di essere oggettivamente offensiva ma, attenzione, da sempre i suoi obiettivi sono stati a tutto campo in tutto il mondo; papi, capi di stato, multinazionali, gruppi finanziari, santoni d’ogni risma, politici, malavita organizzata e non,….tutti.
    Ricordate la teatrale camminata di Parigi della cinquantina di capi di stato?
    Non uno di loro si era mai salvato dalla causticità charliana.
    Io sono Charlie per principio.

    1. Sandro, l’essere Charlie per principio non è un errore, soprattutto se si ha motivazioni valide.
      Il mio Post è uno sfogo sulla ipocrisia “all’italiana” e, in generale del mondo in questi casi, riguardo ad argomenti complicati e ampi come questi.

      Grazie per il tuo interessamento e per la tua analisi critica.

      Francesca

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