Schemi imposti dalla società: il matrimonio

Non so come succede nelle altre parti del mondo, o meglio lo so, ma non è questo il contesto in cui voglio parlarne. In Italia, nel nostro piccolo, cresciamo con l’idea di dover attuare un giorno, più o meno lontano, gli schemi imposti dalla società a cui siamo abituati, ossia: lavoro e matrimonio.

Questa mia riflessione nasce dal fatto che sin da piccola sono stata convinta che il giorno più bello per una donna non sarà il giorno in cui tutti ammireranno il suo vestito da sposa e criticheranno il cibo servito al ristorante, ma quello in cui sarà fiera di se stessa e sarà pronta ad amare.
La mia famiglia ha tutto tranne che l’aspetto di una tradizionale, (che poi qual è la famiglia tradizionale? Chi l’ha decisa?) e forse è proprio questo che mi ha permesso di guardare al di là di determinati schemi. Sono anni, specialmente nell’ultimo, che amiche e coetanei hanno detto il fatidico sì e formato una famiglia. Hanno una storia diversa dalla mia, hanno scelto di non studiare e hanno trovato un lavoro, più o meno stabile, in un periodo che lo permetteva mentre io sudavo sui libri, bevevo birra e fantasticavo su come salvare il mondo insieme agli amici universitari.

Secondo quale logica ad un certo punto della nostra vita si deve per forza convolare a nozze?

Nessuno ci obbliga ma quando, nella maggior parte di casi, cominci ad avere quasi trent’anni è come se le persone con cui parli, amici e/o conoscenti, rimanessero sconvolte dal fatto che tu non voglia sposarti o che comunque non sia una delle tue priorità.
Inevitabilmente poi, non troppo spesso per fortuna, rischi di rifletterci e pensare che forse sei sbagliata tu, che potresti accontentarti di qualsiasi lavoro e fare quello che fanno tutti solo per seguire degli schemi e mettere le foto sui social network a testimonianza di quanto la tua vita sia felice dopo la fede al dito.
Inoltre siamo circondati da programmi televisivi del tipo Chi veste la sposa, Quattro matrimoni, Non ditelo alla sposa, versioni europee e versioni italiane. Chi più ne ha più ne metta, tutto diventa un business a quanto pare, anche i sentimenti. (A settembre su Sky andrà in onda Il contadino cerca moglie).

Io dico No! Per carità, sono felice per gli amici che lo hanno fatto, per quelli che lo faranno, ma io dico no. Non nego il matrimonio, non dico che non lo farò mai, dico No agli schemi, dico no a “è meglio sposarsi prima di andare a convivere”, “mica vorrai rimanere zitella”.
La mia vita deve ancora iniziare, e non è poco frustrante, sono capitata in un momento nero per l’occupazione giovanile, soprattutto per quelli che hanno deciso di studiare, non so ancora bene cosa farò e dove finirò per vivere, perché quando si parla di matrimonio devo far finta di avere gli occhi lucidi e dire non vedo l’ora di indossare l’abito?

soceità e matrimonio

Credo nell’amore, prima di tutto quello per me stessa, il più difficile da provare, poi in quello per gli altri. Ed è per questo che credo che non servano trentamila euro per dimostrare agli invitati che ami e sostieni la persona che hai vicino. Siamo nel 2015, gli schemi dovrebbero evolversi, le unioni tra persone dovrebbero evolversi, ma siamo ancora indietro. E se il pensiero di ogni singola persona rimane ancorato a determinate convinzioni e stereotipi, ci vorrà ancora del tempo per condividere le scelte altrui.

Photo by Pixbay

 

 

 

 

 

 

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/fra.jpg[/author_image] [author_info]Francesca Cervelli, 26 anni, Laureata in Storia Contemporanea, Roma. Sogna un mondo migliore mentre prepara dolci, guarda telefilm e legge, sempre, anche le etichette dello shampoo sotto la doccia. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.[/author_info] [/author]

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