Starbucks a Milano da Settembre ed è subito polemica

In queste ore si parla molto di Starbucks: il fondatore Howard Schulz, dopo la restrizione all’immigrazione di Trump, ha annunciato che nei prossimi cinque anni assumerà 10mila rifugiati nei suoi locali presenti in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’Italia Starbucks arriverà a Milano da Settembre ed è subito polemica.

Starbucks arriva a Milano

Attualmente presente in 58 Paesi, la catena di caffetteria più famosa al mondo aprirà anche in Italia, a Milano, a settembre 2017Starbucks e il gruppo Percassi, hanno ormai trovato l’accordo con Blackstone – il gruppo proprietario dell’edificio – per aprire la caffetteria nell’ex palazzo delle Poste di piazza Cordusio.

Ad ospitare i re del Frappuccino, quindi, sarà il famoso “palazzo giallo” che sorge a pochi passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco, simboli di Milano.  Il locale, come promesso da Schultz, sarà di lusso. Il modello scelto, infatti, è quello della “Roastery” – tipica di Seattle -, che ha da sempre l’ambizione di far rivivere le storiche torrefazioni riadattandole in chiave moderna.

Anche le aiuole verdi della piazza simbolo di Milano cambieranno il look grazie alla proposta vincitrice del bando di sponsorizzazione lanciato dall’Amministrazione e presentata dalla società Starbucks. In uno dei luoghi simbolo della città arriveranno palme, banani e fioriture alternate durante le stagioni, in modo da garantire sempre vivacità e colore.

Insomma, una vera e propria rivoluzione globalizzata. Cosa ne pensano però i re italiani dell’espresso? Le polemiche infatti non mancano; i bar nelle vicinanze del centro della città e anche quelli più lontani non sono entusiasti dell’arrivo di una multinazionale che potrebbe destabilizzare la loro economia. E’ quello che accadde anche con i fast food, Mc Donald’s in primis, oramai presenti in molti angoli delle città italiane. Certo, è un colpo basso per le piccole attività, le grandi multinazionali vengono spesso scelte dai consumatori a danno delle piccole attività. Ma se si cambiasse prospettiva?

Come viaggiatrice devo ammettere che Starbucks non è di certo una delle scelte prioritarie ma la presenza di Wi-Fi libero e di prese di corrente può condizionare la scelta sia del turista che del cittadino. Mi spiego meglio: oramai siamo inglobati nella comunicazione instantanea, perennemente connessi a internet e spesso, ahimè, anche al lavoro. Starbucks non è solo il venditore di caffè o frappuccino in comode tazze a portar via quando si è di fretta ma, soprattutto, un luogo dove poter consumare al tavolino con calma, magari ricaricando il telefono e rispondere dal pc alle mail prima di arrivare in ufficio o prima prendere un treno. 

Non conosco molti bar che in Italia possano o vogliano offrire servizi del genere; sarebbe bello che i piccoli imprenditori cambino prospettiva nella cura del cliente, magari non facendo pagare il servizio al tavolo e non mettendo fretta al consumatore perché si deve lasciare la sedia al prossimo acquirente.

Conservare la tradizione è d’obbligo ma adeguarsi è guardare al futuro.

E voi che ne pensate?

Photos by 7-themes.com

Fonti:

MilanoToday.it

Repubblica.it


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