Tecnologia e adolescenza ritrovata

Sembra un cliché, e in fondo forse lo è, ma la tecnologia ha cambiato davvero le nostre vite. E magari avesse cambiato solo le nostre.

Il problema è che ha modificato pure quelle di persone di mezza o più che mezza età: i nostri genitori. E l’ha fatto così tanto che si può parlare all’interno di una stessa frase di tecnologia e adolescenza ritrovata dai nostri genitori.
Ebbene si, per noi che ci aggiriamo tra i venti e trent’anni è ormai consuetudine vedere i nostri cari papà e mamma approcciarsi in un modo del tutto nuovo e diverso ai tanti dispositivi tecnologici che ci circondano.

Lo smarthphone è in particolare il dispositivo protagonista del cambiamento. Accessibile ormai alle tasche dei più, grazie alle varie promozioni delle tante compagnie di telefonia, si trova inizialmente per puro caso tra le mani di genitori di cinquanta e sessant’anni, magari spinti all’acquisto proprio dai figli ignari.
Tutto inizia solitamente con un innocente: “mi spieghi cosa sono e come funzionano le app?” e da lì si ha l’inizio della fine.

Facebook, Twitter, Instagram diventano il loro pane quotidiano: postano foto, condividono vignette sceme e canzoni, scrivono polemiche, insultano i giocatori antipatici di altre squadre e politici odiosi.

Le app per conoscere il meteo di tutte le città in cui si recheranno, per prenotare i voli, le cene e gli hotel, le app di tutti gli organi di informazione possibili per sapere cosa succede nel mondo, quelle per le ricette e quelle per stare in forma dopo aver mangiato le cose preparate grazie alle app delle ricette, l’app per il traffico, per le mappe, per il consumo energetico della batteria, per cancellare le cose inutili dal cellullare, persino l’app per schedulare i messaggi in modo da fare a mezzanotte precisa gli auguri di compleanno alle persone a cui tengono diventano più familiari a loro di quanto lo siano in realtà a noi.

Sempre con quel telefono in mano, la conversazione a volte si azzera e spesso, con un’inversione dei ruoli quasi da comica, ci scappa pure un: “oh ma vuoi parlare con me invece di vedere Instagram?”.

Vederli emozionarsi per un like o per il numero dei seguaci raggiunto non ha prezzo però.

Parlo ovviamente osservando i miei genitori e sentendo amici della mia età e con genitori tra i cinquanta e i sessant’anni e noto che in fondo c’è questo di bello nella loro adolescenza ritrovata: l’innocenza nell’approcciarsi a questi mezzi.
Il loro è un modo di avvicinarsi alla tecnologia lontano da quello dei bimbiminkia nati e cresciuti con i social; diverso dai ragazzi della mia età costretti prima ad adeguarsi ad una tecnologia avanzata in modo esponenziale dagli anni delle superiori alla fine degli studi universitari e poi ad accettarla viste le potenzialità che ha; differente ancora da chi è sui quaranta, che magari continua ad usare certi mezzi per rimorchiare e che non è poi nemmeno troppo interessato al mezzo in sé; lontanissimo da chi ha più o meno settant’anni o li ha superati e che continua ad usare i telefoni di inizio anni Duemila.

Il loro è un approccio innocente, creativo, pieno di curiosità e di domande, volto ad imparare e a conoscere, a vedere e sapere cose lontane e differenti dalla propria vita, causato dal fascino che la tecnologia con le sue infinite possibilità esercita. Quando erano adolescenti o bambini sulla via dell’adolescenza hanno visto lo sbarco sulla Luna e come diceva, uno da non citare spesso, cioè Neffa: “ora che è già il futuro più nessuno se ne cura”.

La vita e un mondo che era tanto diverso hanno permesso ai nostri genitori di vivere in un modo più semplice e forse più felice, ma forse la loro adolescenza è fuggita troppo in fretta sotto il peso di responsabilità e di un’età adulta che si presentava molto presto. Noi che abbiamo visto la nostra adolescenza dilatarsi in un modo quasi infinito e che ci stupiamo di meno dei prodigi della tecnologia non possiamo che sorridere bonariamente di fronte a questa adolescenza ritrovata e non possiamo che assecondare queste passioni innocenti .

E voi che ne dite? Qual è l’esperienza con la tecnologia vissuta dai vostri genitori?

Elisabetta Graziani
Roma

 

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