Il terrorismo e le ipotesi di interpretazione

A due settimane esatte dagli attentanti terroristici di Parigi ci stiamo ancora chiedendo come affrontare la paura, la quotidianità, come riuscire a capire, per quanto sia possibile, quello che è successo. Si vedono nascere così nuove ipotesi di interpretazione su quel fenomeno che spaventa, da anni, tutto l’Occidente: il Terrorismo.

Il terrorismo e le ipotesi di interpretazione.

Partiamo dal leggere le definizioni di Terrorismo che troviamo sul vocabolario:

1. Nella storiografia, il governo del Terrore in Francia, durante la Rivoluzione; per estens., regime politico, metodo di governo fondato sul terrore.

2. L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti di aerei e sim.; possono farvi ricorso sia gruppi, movimenti o formazioni di vario genere (ma anche individui isolati), che vogliono conseguire mutamenti radicali del quadro politico-istituzionale, sia apparati, istituzionali o deviati, di governo interessati a reprimere il dissenso interno e a impedire particolari sviluppi politici: il fenomeno del t.; t. di estrema sinistra o destra; collusione del t. con la criminalità comune;l’organizzazione, le centrali, le basi del t. nazionale o internazionale.

3. In usi fig., t. culturale, t. psicologico e sim., metodi di polemica culturale o di pressione psicologica fondati sull’uso di argomenti semplicistici e intimidatorî.

Come si legge, il Terrorismo non è di certo un fenomeno degli ultimi tempi, ma è ben radicato nel corso della storia. Ma non servivano di certo le definizioni sul vocabolario. Eppure qualche definizione, qualche interpretazione documentata, servirebbe a placare gli animi, o comunque a far riflettere i commentatori da tastiera e i diversi politici populisti di turno, o ancora giornalisti dell’ultimo minuto sempre pronti a dare nuove informazioni su quanto accade.
Ne abbiamo sentito parlare, soprattutto dopo gli attacchi di due settimane fa, ma da quel famoso 11 Settembre 2001, di Terrorismo Islamico, arabo, Al-Qaeda, ora Jihadista e dell’IS. Sta di fatto che le spettacolari azioni terroristiche contro obiettivi occidentali piacciono a entrambi i gruppi, perché sono potenti strumenti di reclutamento nei circoli jihadisti. Ma lo Stato islamico ha anche un altro motivo per organizzarli: porre fine agli attacchi che sta subendo da parte degli occidentali.

Se si riflette un attimo, statisticamente parlando, per quanto siano orrendi, tragici, gli attentati rappresentano un rischio minore per un cittadino medio; sempre statisticamente parlando è più pericoloso attraversare una strada, salire su una scala, guidare una macchina. Se un treno deragliasse, una nave affondasse, uccidendo 130 persone i media farebbero sicuramente dei servizi dedicati all’accaduto, ma per quanto? Forse non più di 24, 48 ore. Invece l’eco degli attentati terroristici è di gran lunga più vasto. È normale che le persone siano più interessate a degli omicidi che a dei guasti meccanici. Ma l’impressionante copertura giornalistica sembra trasformare un attentato terroristico in un evento più grande di quanto non sia in realtà. Anche quando si vive molto lontano da dove si svolgono i fatti.

terrorismo
La città di Raqqa in Siria, Foto da www.gadlerner.it

 

Se vivi in Siria la minaccia non è solo il terrorismo ma l’IS che prende di mira molti siriani tormentando la popolazione, causando milioni di profughi e rifugiati.
Se vivi in Iraq forse corri meno rischi dato che il controllo di Baghdad impedisce all’IS di espandersi; se vivi in Turchia o in altri paesi arabi o musulmani, c’è il rischio di combattere nuove formazioni terroristiche cresciute all’interno del territorio.
Se vivi in Francia, o meglio, in Europa, negli Stati Uniti, in Cinala tua unica preoccupazione è l’attentato terroristico occasionale che può essere stato incoraggiato dall’Is, ma le persone che s’incaricano di effettuarlo sono perlopiù cittadini del paese colpito. E’ vero che paesi che hanno comunità musulmane più piccole e meglio integrate sono meno vulnerabili della Francia, ma rappresentano comunque dei bersagli. Anche la Russia, per esempio, è diventata un bersaglio (ricordiamo l’aereo di linea abbattuto nemmeno un mese fa).

Interrompere gli attacchi aerei conto l’IS corrisponderebbe alla fine degli attentati terroristici a danno dell’Occidente? Forse si, forse no, le certezze non ci sono. Parlando di nuovo statisticamente, per quanto dolore possano procurare gli attentati, non equivalgono di certo alla guerra che i paesi del Medio Oriente affrontano da anni.

Fonti:

www.treccani.it

http://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2015/11/25/terrorismo-guerra-paura

Main photo by panorama.it


 

[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.ilpostgiusto.com/wp-content/uploads/2015/01/fra.jpg[/author_image] [author_info]Francesca Cervelli, 26 anni, Laureata in Storia Contemporanea, Roma. Sogna un mondo migliore mentre prepara dolci, guarda telefilm e legge, sempre, anche le etichette dello shampoo sotto la doccia. Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso.[/author_info] [/author]

 

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